Charles-Émile Ruelle – Étude sur Aristoxène et son école


Toute théorie ou précomposition musicale naît d’un contexte. Le contexte d’Aristoxène vers 330 av. J.-C. (étudiant de Pythagore et d’Aristote) est un contexte où les instruments à cordes pincées (accompagnant la voix) sont privilégiés pour développer une nouvelle théorie musicale. Ce que Pythagore a découvert plus tôt n’a jamais été vérifié sur d’autres instruments de musique, ne serait-ce que le hautbois courant à l’époque (qui par sa constitution spectrale incisive accordait tout l’orchestre romantique au XIXe siècle). Aristoxène poursuit l’investigation entamée par Pythagore en exposant les possibilités de réaliser des gammes, qu’il nomme système, à partir de quatre cordes (tétracordes, qui sont nombreux) dont chaque corde porte un nom. Son exploration le pousse jusqu’à considérer les micro-intervalles (jusqu’au doucieme de ton) qui ne furent reconsidérés qu’au XXe.

Giovanni Vianini – Metodo di canto gregoriano

Il presente fascicolo, costituito dalla raccolta di articoli e da molto studio ed esperienza, vuole essere uno strumento d’informazione e di aiuto a chi desidera avvicinarsi al Canto Gregoriano, ma anche un documento di fissazione della conoscenza e della memoria per coloro che per passione e con il cuore si dedicano a mantenere viva questa modalità di pregare.

Augusto Luís Ferreira de Matos – L’enarmonia dei greci e il canto gregoriano

Lo scopo di questa opera è di presentare una nuova tastiera musicale a Nido d’Ape, come quella dei computer e con le seguenti caratteristiche: sintonia dodecafonica, già trovata e proposta dallo stesso Aristosseno nel IV secolo aC; continuare nello stesso ordine del Nido d’Ape all’incontro con Ernamonia o con la musica più bella, che è stata elaborata dal sistema greco e attraverso la scrittura di Katapicnosis; sintonizzazione Ernamonica, trovata matematicamente nei tetracordi e nei sistemi greci dai principali canonisti come Archita, Erstostene, Didimo e Tolomeo; sintonizzazione Ernamonica con proiezione e interpretazione negli elementi del DNA umano; sintonizzazione e interpretazione dei quindici modi greci.

Annie Bélis, Matilde Battistini – Le nuances nel Trattato di Armonica di Aristosseno di Taranto

Aristosseno di Taranto, autore del più antico Trattato d’armonia che ci sia pervenuto in buono stato, è anche il primo ad aver introdotto in musica la nozione di genere (génos) e il primo ad averne fissato le specie: le colorazioni. È noto che Aristosseno costruisce un sistema musicale i cui principi e il cui metodo si oppongono a quelli dei Pitagorici. Ora, lo sforzo dei Pitagorici (in particolar modo di Filolao e di Archita) consisteva nella definizione dei rapporti numerici degli intervalli di quarta, di quinta, d’ottava e di tono (differenza tra la quinta e la quarta), ma non nel calcolo degli intervalli di un tetracordo di riferimento, colorazione per colorazione, genere per genere: in effetti, essi lasciavano ai musicisti empirici, a coloro che si affidavano al loro orecchio – una cura inutile, visto che non riguardava gli intervalli sopra elencati. Ma il calcolo delle sfumature non è in contraddizione con le teorie dello stesso Aristosseno che rimprovera ai maestri di musica di regolarsi sugli strumenti ed ai Pitagorici di procedere per calcoli? Come definisce Aristosseno le “colorazioni”? In che cosa egli resta fedele ai suoi principi e al suo metodo nella determinazione delle sei colorazioni? Il Trattato d’armonia esamina in due riprese la questione delle colorazioni dei tre generi; una prima volta, nel libro I sotto la denominazione di differenze dei generi, la seconda volta nel libro II, divisione del tetracordo. Perché ritornare due volte sullo stesso soggetto? Si tratta di una ripetizione pura e semplice, o è il metodo espositivo che si rinnova?

Beatriz Cotello – Aristoxeno de Taranto y su aporte a la teoría de la música occidental

Questo lavoro focalizzerà l’attenzione sugli Elementa Harmonica, con l’obiettivo di sottolineare le categorie che Aristosseno sviluppa, creando o ricreando, partendo dai suoi predecessori. Si vedrà come il sistema delle scale aristosseniche si ponga alla base del moderno sistema delle tonalità e si spiegherà il particolare approccio che egli utilizza nello studio della melodia che lo differenzia dagli armonici anteriori.

Este trabajo focalizará la atención sobre los Elementa Harmonica, con el objeto de destacar las categorías que Aristoxeno desarrolla, creando o recreando a partir de sus antecesores. Se verá cómo el sistema de escalas de Aristoxeno está en la base del sistema de tonalidades moderno y se explicará el enfoque particular que utiliza en el estudio de la melodía y que lo diferencia de los “armónicos” anteriores.

Víctor Adán – Aristoxeno: del punto, a la linea, a la dynamis.

Aristosseno è considerato come uno dei teorici della musica più importanti e influenti dell’antichità. I due aspetti degli Elementa Armonica che sono stati più discussi e analizzati sono la concezione aristotelica della scienza dell’armonia e la rappresentazione dello spazio delle altezze, la seconda delle quali parrebbe implicare un temperamento equabile. Esistono, senza dubbio, altri aspetti del trattato che meritano più attenzione. In questo testo si analizzano i concetti di genus e dynamis e le loro implicazioni riguardo le nozioni musicali basiche di nota e scala, dalle quali derivano definizioni generali. Come prova dei concetti si fornisce una breve analisi musicale che pone in pratica dette definizioni generali.

Aristoxeno es considerado uno de los teóricos de la música más importantes e influyentes de la antigüedad. Los dos aspectos del Elementa Harmonica que han sido más discutidos y analizados son su concepción aristotélica de la ciencia de la armonía y su representación del espacio de alturas, el cual parece implicar un temperamento igual. Existen, sin embargo, otros aspectos del tratado que merecen más atención. En este texto analizamos los conceptos de genus y dynamis y sus implicaciones para las nociones musicales básicas de nota y escala, de las cuales derivamos definiciones generales. Como prueba de concepto concluimos con un breve análisis musical que pone en práctica dichas definiciones.

Sonetto alla scienza

Scienza, vera figlia ti mostri del Tempo annoso,
tu che ogni cosa trasmuti col penetrante occhio!
Ma dimmi, perché al poeta così dilani il cuore?
Avvoltoio dalle ali tarde e grevi? Come potrebbe
egli amarti? E giudicarti savia, se mai volesti
che libero n’andasse errando a cercar tesori
per i cieli gemmati? Pure, si librava con
intrepide ali. Non hai tu sbalzato Diana dal
suo carro? E scacciato l’Amadriade dal bosco,
che in più felice stella trovò riparo?
Non hai tu strappato la Naiade ai suoi flutti,
l’Elfo ai verdi prati e me stesso infine al
mio sogno all’ombra del tamarindo?

E. A. Poe

Wislawa Szymborska

Il mondo, qualunque cosa pensiamo quando ci sentiamo schiacciati dalla sua vastità e dalla nostra impotenza, o amareggiati dalla sua indifferenza al dolore individuale di persone, animali e persino piante, qualunque cosa possiamo pensare di questo sconfinato teatro per il quale abbiamo i posti prenotati, ma con biglietti dalla durata risibilmente breve, questo mondo è stupefacente. Dopotutto restiamo stupefatti da cose che esulano da una norma ben nota e universalmente riconosciuta, da quell’ovvietà alla quale siamo abituati. Il punto è che un mondo così ovvio non esiste. Il nostro stupore esiste in quanto tale e non si basa sul confronto con qualcos’altro.”

Questo estratto del discorso tenuto dalla poetessa Wislawa Szymborska in occasione della cerimonia di conferimento del premio Nobel il 7 dicembre 1996 dice molto sul l’importanza di guardare la realtà da diverse prospettive e di non fermarsi ad una prima, superficiale impressione. Questo vale per tutto ciò che riguarda il genere umano ma in maniera particolare per chi fa dell’arte, intesa in ogni sua forma, lo scopo della propria esistenza, la propria missione. Lasciarsi stupire quindi, anche dalle cose più semplici, per coglierne meglio l’essenza, per decifrarne il significato. Essere un poeta, dice la Szymborska, è un privilegio e troppo spesso chi scrive poesie è un po riluttante a dichiararlo, perché la società contemporanea non individua i suoi membri per quello che sono, ma per quello che fanno o hanno, e il fare o l’avere, devono essere certificati, quantificabili, riconducono l’uomo e la sua esistenza a un livello materiale. Invece come sostiene un importante esponente del cinema d’autore russo, Andrej Tarkovskij, il senso della vita è quello di innalzarci spiritualmente e l’arte è un mezzo per arricchirsi e consentire all’uomo di innalzarsi al di sopra di se stesso, al di sopra di un mondo che non è progettato per condurre alla felicità. La Szymborska osserva che la maggioranza delle persone lavora per tirare avanti, perché deve, non sceglie un impiego per passione ma le circostanze scelgono per loro. Un lavoro privo d’amore e noioso: ecco una delle peggiori miserie umane. Per una personalità come quella della poetessa polacca la scelta di iniziare a scrivere risale alla tenera età di 5 anni. All’inizio della sua carriera era mossa dall’amore per il genere umano ma poi capì che non serve amare l’umanità ma bisogna apprezzare le persone, conoscere il loro vissuto e cercare di vivere con ironia. L’umorismo è importante per Wislawa, spesso è parte integrante delle sue poesie anche se non mancano scritti che esprimono tristezza e pessimismo. Questo perché secondo lei non è possibile avere un unico atteggiamento nei confronti del mondo. A coloro che vogliono fare poesia Wislawa consiglia di prendersi dei rischi: “scrivi poesie, e poi vedremo. Metti in conto di fare fiasco: magari i tuoi versi sono pessimi e la gente non li apprezza. Oppure, invece, potresti avere successo.”
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